Ho un paio di colline di ginestre alle spalle.
Il giallo e il verde si gettano nel riflesso ignaro del mare che ho davanti.
Sono tre anni che tento, in lungo e in largo, di percorrere questa terra.
Mi apposto sui crinali, sulle serre, sui passi, sugli altipiani, fra le ische.
Interrogo la storia che sta nei suoi anfratti.
Nella carne sonora dei vivi e nelle ossa spolpate e mute dei morti.
Scrivo ora a matita, qui, mentre osservo: Chora Herakleia, 433 a.C.
Luogo e tempo sembrano precisi: identificano la nascita della più ricca colonia greca, quella sulla sponda dello Ionio a ridosso di tre fiumi.
Lo scrivo con sicurezza pensando di trovare finalmente la Chòra, il confine, di questa terra chiamata Lucania.
Chòra è però un termine mutevole che inganna.
Scrivo: Sinni, Cavone, Agri. I nomi dei tre fiumi della colonia greca.
Fiumi che portano a girarmi verso Anglona, verso Tursi, verso la collina denominata Pandosia e più in là verso Stigliano, Accettura.
Qui i greci mantenevano il santuario di Dioniso.
Divinità mistica che identifica la primordialità istintuale, irrazionale, faunistica e vegetale che permane nell'uomo anche quando lui si considera civile e ragionevole, equilibrato.
Dioniso serve a ricordare che adorare e amare Apollo, il dio opposto, quello tutto perfettino, quello dell'armonia e dell'equilibrio, non garantisce comunque vita serena e felice, anzi.
Dioniso sostiene che certe volte bisogna capovolgersi al mondo.
Bisogna stare nel verso rovesciato delle cose, dei fatti.
Stare nel ribalto dell'imbuto.
Nell'imbocco stretto dei sensi più sottili e non nello slargo ammaliante e rassicurante della ragione.
Bisogna stare nel suo contrario.
Nell'istinto primitivo dell'acqua, dell'edera, dell'albero, del sale, del vino.
Così per capire questa terra bisogna proseguire nel versante opposto allo scorrere dei suoi fiumi.
Bisogna percorrerla dalle sponde ioniche fino ad Atena (Lucana) dea della sapienza e della strategia.
Così i perimetri che vado tracciando sono figure oniriche, mistiche e mitologiche che mi rivelano che Lucus è questa terra sempre in bilico fra istinto e sapienza.
Fra Dioniso e Atena.
Uomini salgono tronchi e cime votive, ignari di gravità.
E una volta in alto capovolgono il mondo.