Franc Arléo Taccuino

Italia rurale

L'età del pane

Franc Arléo

Gli uomini di quell'universo non vivevano nell'età dell'oro, ma nell'età del pane.

Era quell'universo a mettere Pasolini nel mirino di intellettuali, fra cui Italo Calvino, che lo additavano di portare avanti una letteratura del rimpianto, un'elegia per un'Italia rurale, contadina, periferica, da dimenticare.

Ma quel rimpianto, forse aveva ragioni più profonde, ed era un'intuizione che oggi si dimostra più profetica di qualche anno fa.

L'Italia, così come il resto d'Europa, ha continuato imperterrita a inseguire il miraggio urbanocentrico: la promessa che le città, sempre più avanzate e intelligenti, potessero offrire il massimo della qualità di vita.

Persino l'antropologia abbandonò lo studio dei 'popoli altri', lo studio delle 'alterità' per diventare la scienza di supporto e di giustificazione agli urbanisti e agli architetti del diciannovesimo secolo. Le campagne e le montagne, le ruralità, intanto, sono state ridotte a scenografie pittoresche e cinematografiche.

I borghi, le campagne, i paesi, contemporaneamente, sono diventati il fulcro di 'sagre, festival, esperienze', queste sì ricche di nostalgiche contraddizioni. Per esempio: in Italia abbiamo una crescita del numero di aziende agrituristiche in media del +3,8% anno a partire dal 2004, mentre abbiamo perso circa 500 mila aziende agricole in meno di dieci anni.

Anche le sagre sono cresciute di pari passo alla perdita reale dei cibi e dei prodotti sani. Oggi se ne contano circa 42.000 di sagre nel belpaese e la loro crescita è inarrestabile dagli anni '30, anni in cui, in pieno regime, nacque una loro istituzionalizzazione a partire dalla 'festa dell'uva'.

Ma com'è possibile che quel mondo rurale in continua 'sparizione' nei numeri, dia vita ad una così forte espansione di attività correlate che vedono nel consumo di cibo 'di qualità' un exploit senza più freno? Perché chi coltiva, semina e produce cibo sano stenta a vivere del proprio lavoro e deve abbandonare quel mondo per inseguirne uno che è già fallito più e più volte?

Non c'è risposta semplice. Ma c'è una domanda che vale la pena tenere aperta, come una finestra su una radura.